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Il primo romanzo in lingua ebraica

Il primo romanzo in lingua ebraica, Ahavat Zion  (L’Amore di Sion), scritto dal lituano Avraham Mapu e pubblicato a Vilna nel 1853, determina un  momento cruciale della cultura ebraica europea quasi del tutto sconosciuto. Scrisse lo stesso Mapu:

Senza il romanzo si tenterà inutilmente e mediante le ricerche erudite di aprire gli occhi che sono ciechi; non si correggono i difetti colle scienze astratte, ma col buon gusto e colla conoscenza del bello e del nobile

Ovvero: il bello e il nobile sono gli elementi che portano al risveglio della coscienza e sono il motore di un cambiamento.

Ma di quale risveglio e di quale cambiamento si tratta?

Dopo millenni di diaspora e di drammatiche privazioni, l’impulso di tornare a Sion, in Terra di Israele, prese forma, ancor prima del movimento sionista creato da Theodor Herzl (1860-1904) alla fine del XIX secolo, proprio dall’autore, nato e vissuto nella fredda e lontana Lituania, e dalla sua fantasia che esaltava la vita ideale degli antichi abitanti del regno di Giuda, dei pastori e della loro esistenza a stretto contatto con la natura, scandita dai lavori agricoli e dal culto religioso, infiammando, così, la mente ed il cuore di molti giovani suoi contemporanei.

L’immaginario del romanzo divenne la sede stessa dell’utopia, la spinta verso la bellezza, la natura e il trionfo della giustizia. Tutto ciò non era politica, ma anelito al volo della fantasia romantica verso un mondo che si fa modello da ricreare, lì dove una volta felicità e armonia erano state sovrane.

La seconda riflessione riguarda la lingua ebraica. Prima ancora che Eliezer Ben Yehuda (1858-1922) imponesse l’uso della lingua ebraica in famiglia e si facesse promotore, con altri suoi contemporanei, della reviviscenza dell’ebraico parlato, Avraham Mapu aveva scritto vari romanzi in ebraico biblico, dimostrando che la lingua sacra poteva essere strumento ideale per produrre una narrativa a pieno titolo. La scelta ponderata e ideologizzata della lingua biblica corrispondeva alla ricerca della purezza e dell’estetica linguistica.

In lingua ebraica erano già stati scritti poemi, poesie, saggi scientifici, articoli di vario tipo, ma mai un romanzo: Mapu è autore di due romanzi, Ahavat Zion e Ashmat Shomron (La colpa di Samaria, 1866) nei quali ha cercato con felice intuizione di ricostruire in tutte le sue manifestazioni la vita dell’antica Israele esercitando una straordinaria influenza su vaste cerchie di lettori.

Con Ahavat Zion, Mapu inaugura un nuovo periodo della letteratura ebraica; egli descrive l’epoca dei Re e dei Profeti d’Israele del 700 a.e.v. e la vita dell’antica Sion biblica, come se fosse un contemporaneo, come un testimone oculare. La lingua che sceglie è la lingua biblica e i riferimenti spaziano fra tutti i testi del canone ebraico, dal Cantico dei Cantici, ai Profeti, ai Salmi per riuscire a delineare con minuzia, geografie diventate astratte e paesaggi leggendari, traendone ispirazione e dando a tutta la narrazione una originale ricchezza tematica e stilistica.

Dall’età di ventidue anni e per circa un ventennio, Mapu lavorò alla stesura di Ahavat Zion. Alla sua pubblicazione, nel 1853, il romanzo ebbe un forte impatto su un vasto pubblico, anche se l’eco della sua fama raggiunse soprattutto l’Europa orientale.

Fra il 1853 e il 1928, apparve in quindici edizioni separate, oltre alle undici edizioni di tutte le opere di Mapu e fu tradotto non solo almeno tre volte in yiddish, ma anche in giudeo-arabo, ladino, giudeo-persiano, arabo, tedesco, francese, inglese e in altre lingue.

 

Nel 1926, lo storico e critico letterario Joseph Klausner descrisse l’impressione che il libro di Mapu fece sui suoi primi lettori:

I giovani lettori di Ahavat Zion  si trovarono davanti a personaggi, quali il Profeta Isaia e il Re Ezechia, ma anche davanti alla realtà storica di Israele con i suoi usi e costumi. Altresì ritrovarono nel loro mondo antico l’ideale dell’indipendenza nazionale, caposaldo del risorgimento, che si sviluppò in seguito nel sionismo moderno.

L’ambientazione storica, i fatti documentati, l’intreccio di personaggi realmente esistiti e di fantasia fanno del testo un degno rappresentante di ciò che fin dall’Ottocento si diffuse come “romanzo storico”. Il genere letterario, com’è noto, fu inaugurato dallo scrittore scozzese Walter Scott, autore di Ivanhoe (1819), ma la letteratura europea ne annovera innumerevoli e importanti esempi, tra i quali lo stesso capolavoro manzoniano (I promessi sposi, 1827) e Les trois mousquetaires (1844) di Alexandre Dumas, ambientato nella Parigi del 1625. Proprio quest’ultimo fa parte di quella narrativa europea a cui Mapu attinse per fonderne elementi tipici con temi biblici. Il pubblico europeo richiedeva trame avvincenti.

In Ahavat Zion, i fatti si svolgono durante l’epoca del re Achaz (735-715 a.e.v.), terminano con Ezechia, tredicesimo re di Giuda (715-687 a.e.v.) e includono l’assedio avvenuto per mano del re assiro Sennacherib (704-681 a.e.v.). Il protagonista spirituale del romanzo e ampiamente citato è il profeta Isaia, vissuto all’epoca del re Ezechia (II Re 19:20), mentre le vicende dei molteplici personaggi fittizi si intrecciano seguendo il ritmo degli avvenimenti storici: la conquista degli Assiri, la guerra contro i Filistei, la pace ritrovata con la ritirata delle truppe di Sennacherib.

Prodotto di una spinta europea a creare una memoria e un’identità nazionale, il romanzo storico rispondeva all’esigenza di Mapu di delineare un’epopea ebraica in Terra d’Israele.

A Mapu va attribuito il merito di una elaborazione originale del materiale offerto dalle Sacre Scritture, impresa piena di difficoltà che, nonostante la popolarità dei suoi romanzi, non ebbe successori.

Nella Haskalah e negli scritti del sionismo, il testo biblico non aveva una connotazione unicamente religiosa. Era diventato la cornice necessaria per lo sviluppo di una nazione antica e nuova. Non è un caso che, con il ritorno degli ebrei in terra d’Israele (Ginnasio Herzliya, 1905), lo studio del Tanach fu messo al centro del sistema di istruzione laico e sionista, che ne esaltava gli aspetti letterari/linguistici e artistici e non mancava di disegnare Israele moderno come una sorta di realizzazione di quello antico.

 

Prof.ssa Luisa Basevi

 

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